Emanuele Sbacchi - Terapia del Dolore - Ozonoterapia

Quando il parto indolore non è un diritto


In Italia, la partoanalgesia, una tecnica che allevia il dolore del parto, non è ancora un diritto e la sua diffusione continua ad essere a macchia di leopardo, anche a causa della carenza di anestesisti rianimatori. Inoltre, senza riorganizzazione dei punti nascita e nuove assunzioni, il parto indolore non può entrare nei Livelli essenziali di assistenza (Lea).
Il problema è stato sollevato oggi all’undicesimo congresso Siared degli anestesisti rianimatori in corso di svolgimento a Riva del Garda. Durante il convegno è emerso che, ad oggi, solo alcune Regioni hanno disposto finanziamenti specifici e la percentuale nazionale dei parti in analgesia è di circa il 10%. Un altro problema è quello del cosiddetto “consenso informato”, attraverso il quale vengono spiegati i rischi e i benefici per condividere assieme, medico anestesista e partoriente, cosa fare. “L’informazione corretta permette alla donna di fare una scelta consapevole e riduce i malintesi”, afferma Paolo Gregorini, Consigliere Siared Emilia Romagna e anestesista rianimatore all’Ospedale Maggiore di Bologna.
“Se è facile spiegare che nell’1% si può avere mal di testa per qualche giorno, più difficile risulta spiegare la possibilità di complicanze rarissime. A questo scopo, nella nostra esperienza, la collaborazione tra medici, medici di direzione, statistici e medici legali ha cercato di tradurre l’informazione con termini comprensibili”, conclude.


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fonte: http://www.popsci.it/canali-medicina/dolore/il-parto-indolore-non-e-un-diritto.html

Scoperto il gene del dolore


Ancora una volta la “colpa” è del Dna. Se sentiamo dolore quando ci tagliamo un dito o fratturiamo un osso, la spiegazione sta nei geni. I ricercatori guidati da Geoffrey Woods e Jan Senderek, dell’Università di Cambridge, hanno infatti scoperto il gene del dolore, PRDM12, aprendo così la strada a nuove terapie. Come riportato su Nature Genetics, la chiave per comprendere meglio come nasca il dolore, gli studiosi l’hanno trovata proprio in chi è incapace di provarlo, perché affetto da insensibilità congenita al dolore (cip), una rara condizione per cui una persona non riesce a provare sofferenza fisica. Le cause sono molteplici e capire i cambiamenti molecolari che ne sono alla base può aiutare a sviluppare terapie per il dolore cronico.
Il dolore è un meccanismo di allerta che ci può proteggere da pericoli, ma a volte molto difficile da sopportare e gestire. Così, partendo dallo studio di pazienti con questa patologia, membri di 11 famiglie non imparentate tra loro, che presentavano mutazioni in entrambe le copie del gene PRDM, i ricercatori sono riusciti a identificare 10 diverse mutazioni nel gene PRDM12. Chi ha queste mutazioni è, dunque, incapace di sentire il dolore fin dalla nascita, e non riesce a distinguere tra il freddo e un calore sgradevole, mentre gli altri sensi sono normali. Usando le cellule di topi e uomini non con questa patologia, i ricercatori hanno visto poi che il gene PDRM12 è espresso proprio dai recettori del dolore e cellule collegate, e che la proteina da esso prodotta è un fattore chiave per la genesi dei nervi collegati alle sensazioni e può essere presa come bersaglio per nuove terapie antidolore.


Fonte: http://www.popsci.it/canali-medicina/dolore/scoperto-il-gene-del-dolore.html

Fibromialgia: esercizio stimola modulazione del dolore


L’esercizio attiva i centri cerebrali associati alla modulazione del dolore nei pazienti con fibromialgia e potrebbe rivelarsi una forma di trattamento efficace per questa condizione. Secondo Laura Ellingson della Iowa State University di Ames, autrice di uno studio in materia su 12 donne, l’esercizio acuto determina una forma di miglioramento temporaneo nella modulazione del dolore a mediazione centrale e ciò accade senza alcuna esacerbazione dei sintomi dolorosi.
La comprensione del modo in cui questa modulazione agisce nel sistema nervoso centrale potrebbe fornire alcuni approfondimenti sulla causa della stessa fibromialgia. Alcuni studi precedenti avevano dimostrato una riduzione della sensibilità al dolore dopo l’esercizio, mentre altri non hanno dimostrato alcun effetto o anche un incremento del dolore stesso.
Secondo l’autrice, l’esercizio potrebbe fungere da trattamento tramite il passaggio di questi cambiamenti temporanei verso cambiamenti permanenti nel tempo. Secondo alcuni esperti, questo studio ha gettato luce su un difficile problema nella gestione del dolore: l’esercizio rappresenta forse il miglior antidepressivo ed analgesico che sia mai stato inventato, ma i pazienti con fibromialgia rifuggono da questa pratica per via del dolore e si tratta di un ostacolo da superare se si vuole raggiungere la fase in cui il dolore scompare.
Essi sottolineano come uno dei punti di forza dello studio sia stata l’unione dell’esercizio con il monitoraggio RM della funzionalità cerebrale delle pazienti, in quanto essa svela almeno parzialmente il meccanismo tramite il quale si instaura il beneficio dell’esercizio stesso. (American Pain Society (APS) 34th Annual Scientific Meeting, presentato il 13/5)




Fonte http://www.popsci.it/canali-medicina/dolore/fibromialgia-esercizio-stimola-modulazione-del-dolore.html

Dolore cronico, 40% malati non ha accesso a terapie

                                   
Il 40% delle persone che soffrono di dolore cronico non riesce ad accedere alle terapie adeguate. L’allarme, a cinque anni dall’approvazione della legge che garantisce il diritto all’accesso, e’ dellaFondazione Ghirotti, che promuove per domenica 31 maggio la Giornata del Sollievo, giunta alla quattordicesima edizione. Solo tre persone su dieci, sottolineano gli esperti, sono indirizzate ai trattamenti idonei dai medici di famiglia, piu’ del 60% non sa a chi rivolgersi, il che puo’ portare anche a 36 mesi di attesa prima di arrivare a un centro specializzato. Il 40% dei malati, aggiunge la Fondazione che ha istituito ormai da 15 anni il numero verde 800301510 per il supporto ai pazienti, soffre di depressione, e il 22% perde il lavoro. Sono circa 500mila i pazienti con dolore cronico in Italia.
“Quello che meritoriamente e’ diventato un diritto grazie alla legge deve diventarlo effettivamente su tutto il territorio nazionale – ha affermato Sergio Chiamparino, presidente della Conferenza delle Regioni -. Detto questo basta guardare alla tabella sulla distribuzione degli hospice nelle regioni, ci sono disparita’ ma passi avanti sono stati fatti, se il 40% non riesce ad accedere alle terapie vuol dire che il 60% ci riesce, non e’ un dato da sottovalutare”. In occasione della giornata, che vedra’ 190 iniziative in tutta Italia, la Fondazione lancia due proposte, l’avvio di un osservatorio non istituzionale che raccolga le voci dei pazienti in cerca di sollievo e l’istituzione di un polo di eccellenza per la ricerca.




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Fonte: http://www.popsci.it/canali-medicina/dolore/dolore-cronico-40-malati-non-ha-accesso-a-terapie.html

Radicolopatie: nuovo bloccante dei canali del sodio contro il dolore

Un nuovo bloccante dei canali del sodio, noto come CNV1014802, riduce il dolore neuropatico derivante dalle radicolopatie lombosacrali. I pazienti che assumono questo farmaco vanno incontro ad un miglioramento di circa un punto nella Pain Intensity Numerical Rating Scale (PI-NRS),  dove un punteggio pari a zero corrisponde all’assenza di dolore e pari a 10 al massimo dolore possibile.
La radicolopatia lombosacrale è comune, ma nessun trattamento è stato sinora approvato per questa indicazione, ed il tasso di fallimenti registrati è stato enorme. Alla luce di ciò aumenta la rilevanza dei risultati del presente studio di fase 2, condotto su 82 pazienti da Simon Tate dellaConvergence Pharmaceuticals, che alcuni esperti hanno descritto come “sorprendenti”.
Il CNV1014802 è una piccola ed innovativa molecola bloccante dei canali del sodio stato-dipendenti che presenta potenza e selettività nei confronti dl canale Nav1.7. Alcuni studi precedenti hanno dimostrato che si tratta di un farmaco ben tollerato che può essere somministrato a dosi terapeutiche senza necessità di titolazione. Altrettanto sorprendente è stata giudicata la bassa incidenza di effetti collaterali, data la presenza di svariati canali del sodio all’interno dell’organismo.
Contemporaneamente è stato presentato anche un altro studio in cui la stessa molecola è stata impiegata contro la nevralgia del trigemino ed in cui essa si è dimostrata superiore al placebo in tutti i parametri di efficacia considerati, compresi quelli riguardanti il livello di dolore e la funzionalità globale. L’autore afferma di avere in programma uno studio di fase 2b sulle radicolopatie lombosacrali in cui è prevista per i pazienti l’assunzione del farmaco per un periodo più prolungato. (American Pain Society (APS) 34th Annual Scientific Meeting. Abstracts 387-388, presentato il 14/5/2015)




Fonte: http://www.popsci.it/canali-medicina/dolore/radicolopatie-nuovo-bloccante-dei-canali-del-sodio-contro-il-dolore.html

Tromboembolia: FANS aumentano il rischio

I FANS possono quasi raddoppiare il rischio di tromboembolia venosa, ivi compreso quello di trombosi venosa profonda e di embolia polmonare. Lo ha dimostrato una recente meta-analisi condotta da Patompong Ungprasert della Columbia University di New York, secondo cui i medici dovrebbero essere a conoscenza di questa associazione ed i FANS dovrebbero essere prescritti con cautela, specie nei pazienti ad elevato rischio di base di tromboembolia venosa.
Si tratta della prima revisione sistematica con meta-analisi degli studi osservazionali sinora pubblicati ad esaminare l’associazione fra uso di FANS e tromboembolia venosa. Sono stati impiegati gli studi osservazionali in quanto la complicazione considerata è troppo rara per emergere in modo affidabile nella maggior parte degli studi clinici randomizzati. Nell’analisi finale sono stati inclusi 6 studi scelti fra 597 possibili indagini, per un totale di 21.401 eventi tromboembolici. Il meccanismo con cui essi vengono favoriti dai FANS rimane ancora ignoto: è stato però dimostrato che l’inibizione della COX-2 inibisce a sua volta la sintesi di prostacicline, potenti inibitori dell’attivazione piastrinica, stimolando allo stesso tempo il rilascio di trombossano, un potente facilitatore dell’aggregazione piastrinica, da parte delle piastrine attivate.
L’attivazione ed aggregazione delle piastrine potrebbe, a sua volta, indurre una cascata coagulativa e la formazione di trombi. Secondo gli autori, nonostante non sia stato possibile dimostrare la presenza di una relazione di causalità, data la diffusione dei FANS l’incremento del rischio potrebbe avere importanti implicazioni per la salute pubblica. (Rheumatology online 2014, pubblicato il 24/9)



fonte:http://www.popsci.it/canali-medicina/sangue-coagulazione/tromboembolia-fans-aumentano-il-rischio.html





e poi incontri i tuoi pazienti in bici ............ :)

Oppiacei e rischio overdose non intenzionale


Gli oppiacei a durata d’azione prolungata sono stati associati ad un rischio più che raddoppiato di dare luogo a fenomeni di overdose non intenzionali rispetto alle formulazioni a breve durata d’azione. Nelle prime due settimane di assunzione, inoltre, il rischio risulta aumentato di più di 5 volte.
Questi dati, derivanti da uno studio su più di 840.000 soggetti condotto da Matthew Miller dellaNorteastern University di Boston, potrebbero suggerire che i medici che considerano rischi e benefici dell’introduzione di diversi regimi basati sugli oppiacei, dovrebbero tenere in considerazione non soltanto le dosi giornaliere prescritte, ma anche la durata dell’azione del farmaco, favorendo ove possibile gli agenti a breve durata d’azione, specialmente durante le prime due settimane di terapia.
Alcuni studi precedenti avevano riscontrato che dosi elevate di oppiacei sono associate ad un maggior rischio di overdose, ma pochi studi avevano preso in considerazione la durata dell’azione ai fini di questo rischio. La frequenza dei fenomeni di overdose, peraltro, potrebbe essere stata sottostimata in quanto gli eventi potrebbero passare inosservati in caso di decesso del paziente, oppure se quest’ultimo non ricerca assistenza medica.

Peridurolisi secondo Racz o lisi delle aderenze per via peridurale

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In cosa consiste/che cos'è?

Con il termine peridurolisi (o lisi delle aderenze per via peridurale) si definisce quella procedura antalgica che consiste nella somministrazione di una miscela di farmaci (un mix di ialuronidasi, cortisone a lento rilascio, anestetico locale e soluzione fisiologica), chiamata miscela di Racz, nello spazio epidurale al fine di ottenere uno "sbrigliamento" funzionale della o delle radici nervose compresse in seguito ad un pregresso intervento chirurgico sul rachide (ad esempio per ernia discale) o da aderenze insorte in seguito a patologie infiammatorie o degenerative del rachide (ernia discale, stenosi del canale).

Le aderenze cicatriziali infatti, stirando o comprimendo la radice nervosa, contribuiscono a sostenere il dolore radicolare.

La nostra metodica si avvale della possibilità di individuare la radice o le radici sensitive anche mediante stimolazione elettrica ed evocazione di risposte sensitive opportune.


Quando è indicato il suo utilizzo?

Questa procedura viene indicata in caso di:
- Dolore post-intervento di chirurgia vertebrale altrimenti noto come Failed Back Surgery Syndrome (FBSS)
- Stenosi lombare
- Dolore persistente lombare da spondiloartrosi
- Lombosciatalgia ricorrente
- Inefficacia o efficacia temporanea di una o più peridurali

Come avviene la procedura?

Ecm: sanzioni per chi non si aggiorna, se ne occuperà la prossima Commissione

«Non ho letto il dispositivo della sentenza di Cassazione, ma nel caso dei medici e odontoiatri una sentenza come quella relativa ai notai e confermata dalla Suprema Corte in questo momento sarebbe difficilmente applicabile perché finora le sanzioni per chi non si aggiorna non sono specificate. Uno dei primi impegni della nuova Commissione Ecm sarà quello di discutere dell'apparato sanzionatorio. In merito, siamo al
bivio: si parla tanto di sanzioni ai medici che non si aggiornano quanto, in alternativa, di incentivi a chi si aggiorna». Paolo Messina, componente della Commissione Nazionale per la Formazione Continua espresso dal Ministero della Salute, è molto interessato alla recente sentenza di Cassazione 9868 che ha confermato la sanzione dell'avvertimento per un notaio piemontese che non aveva conseguito i crediti formativi sufficienti per il biennio 2008-09 (pubblicata su Odontoiatria 33). Il notaio si era difeso affermando che le sanzioni erano state previste da fonte normativa ordinamentale (legge) dal 2009, ma in realtà il codice deontologico dei notai le prevedeva dal 2008 e decorrevano con il nuovo biennio di acquisizione crediti. La Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d'Appello cui il notaio si era rivolto avverso la decisione ordinistica. E per i medici? Il decreto legge 138 del 2011 (articolo 3 comma 5b) prevede che entro il 13 agosto 2012 avrebbero dovuto essere fissate "sulla base dell'ordinamento professionale" le sanzioni per chi al termine del ciclo Ecm non avesse conseguito il punteggio atto a dimostrare l'avvenuto aggiornamento. Tra il 2012 e il 2014 però la legge non fu regolamentata. L'anno scorso il nuovo codice deontologico ha inserito all'articolo 19 che, così come certifica i crediti acquisiti, l'Omceo certifica eventuali inadempienze del medico o dell'odontoiatra. Ma di sanzioni nessuna traccia. «Oggi si discute di meccanismi incentivanti anche in luogo delle sanzioni, ma il dibattito è molto aperto - dice Messina - e per la verità è anche un po' fermo perché la precedente Commissione nazionale Ecm è terminata il 15 marzo e si riunisce tuttora in prorogatio; ma per mettere le mani a temi "pesanti" si attende l'insediamento della nuova che dovrebbe avvenire tra la fine di questo mese e giugno. Secondo lo schema previsto, le sanzioni vanno determinate dalla Commissione ma è da vedere se debbano essere applicate dagli Ordini -ad esempio dai singoli Omceo provinciali - o dalla Fnomceo o disciplinate con specifici meccanismi. E' un percorso tutto da costruire».

Mauro Miserendino

Apixaban, nuove indicazioni rimborsabili Ssn



L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha dato via libera alla rimborsabilità di apixaban, anticoagulante orale (Eliquis di Bristol-Myers Squibb e Pfizer), nel trattamento della trombosi venosa profonda (Tvp) e dell'embolia polmonare (Ep) e nella prevenzione delle recidive di Tvp ed Ep negli adulti. La decisione è stata pubblicata il 23 maggio 2015 sulla Gazzetta Ufficiale. Apixaban è un inibitore orale diretto del Fattore Xa: agisce prevenendo la produzione di fibrina e la formazione di trombi. Il farmaco è già approvato per la prevenzione dell'ictus cerebrale e dell'embolia sistemica nei pazienti con Fibrillazione atriale non valvolare e per la prevenzione del tromboembolismo venoso (Tev) nei pazienti sottoposti a chirurgia elettiva protesica dell'anca e del ginocchio. Due gli studi che, grazie a risultati positivi, hanno portato all'autorizzazione della nuova indicazione, il primo Amplify (Apixaban for the initial management of pulmonary embolism and deep venous thrombosis as first-line therapy) è un trial di non-inferiorità multicentrico, in doppio cieco, randomizzato, che ha arruolato 5.395 pazienti con Tvp o Ep sintomatica, oggettivamente confermata, trattati per sei mesi (2.691 randomizzati ad apixaban e 2.704 alla terapia convenzionale costituita da enoxaparina e warfarin). Il secondo, Amplify-Ext (Apixaban after the initial management of pulmonary embolIsm and deep venous thrombosis with first-line therapy-Extended Treatment) è un trial di superiorità, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, della durata di 12 mesi, che ha coinvolto 2.486 pazienti, 842 randomizzati ad apixaban 2,5 mg b.i.d, 815 ad apixaban 5 mg b.i.d e 829 a placebo, con pregresso Tev, trattati per 6-12 mesi con terapia anticoagulante prima dell'arruolamento.


link fonte: Apixaban, nuove indicazioni rimborsabili Ssn

Ibuprofene ad alte dosi, Ema conferma rischi: Ue recepisca avvertenze


Al termine della revisione effettuata dal Prac, l'Ema conferma la necessità di aggiornare le informazioni dei medicinali contenenti ibuprofene con le raccomandazioni emerse, cioè il lieve incremento di rischio di problemi cardiovascolari, come infarto e ictus, nei pazienti che assumono medicinali contenenti ibuprofene ad alte dosi (pari o superiori a 2.400 mg al giorno). Le stesse raccomandazioni valgono anche per dexibuprofene, per il quale si intende dose elevata quella pari o superiori a 1200 mg al giorno, mentre dosi di ibuprofene inferiori o uguali a 1.200 mg al giorno, che corrispondono alla dose massima presente nei medicinali da banco, da assumersi per via orale, in commercio nell'Unione europea (Ue), non comportano alcun aumento del rischio cardiovascolare. Per ridurre al minimo il rischio cardiovascolare, le dosi più elevate devono essere evitate nei pazienti con gravi concomitanti patologie cardiache o circolatorie e nei soggetti che hanno già avuto precedentemente un attacco cardiaco o un ictus.

Infiltrazioni Articolari Ecoguidate


    Artrocentesi 
    L'artrocentesi è l'operazione di svuotamento di raccolte patologiche di liquidi a livello di cavità articolari. 
    E' una pratica di comune svolgimento in ambito reumatologico ed ortopedico, ed assume un significato sia diagnostico (biopsia) che terapeutico, riducendo il  disconforto causato dalla pressione esercitata dal gonfiore intra-articolare.
    L'esistenza di un'artrite può richiedere la realizzazione di un'artrocentesi, specialmente nei casi di sospetta artrite infettiva. L'aspirazione intra-articolare ecoguidata è particolarmente utile nei casi di ridotto accumulo di liquidi. L'ingresso dell'ago viene diretto verso l'accumulo di liquido aiutandosi con una leggera compressione manuale in modo da evacuare alcuni recessi articolari permettendo di svolgere l'intera proceduta in un punti più accessibile.

    Infiltrazioni Intra-Articolari 
    Le terapie intra-articolari sono estesamente utilizzate. Uno dei vantaggi principali di tali tecniche è rappresentato dalla possibilità di introdurre i preparati farmacologici direttamente nel sito d'azione richiesto. Numerosi dati in letteratura riportano, per le iniezioni di corticosteroidi intra-articolari, risultati positivi nei soggetti affetti da osteoartrosi o artriti infiammatorie.

    Negli ultimi 10 anni, dati derivati da trial riguardanti l'uso di derivati dell'acido ialuronico per via intra-articolare nei casi di osteoartrosi, hanno suggerito effetti positivi anche per questo tipo di trattamento.
    Questo glicosamminglicano è infatti un farmaco strutturale che aumenta le proprietà visco-elastiche dei fluidi sinoviali, oltre ad avere un effetto anti-infiammatorio. L'obiettivo della terapia di viscosupplementazione a livello articolare è quello di alleviare il dolore e l'infiammazione, ripristinando le normali capacità funzionali del paziente.

    Articolazione del ginocchio

Algologia e Algologo


L'algologo non è il terapista del dolore e il suo compito primario non è quelllo di eseguire la terapia del dolore ma porne la diagnosi patogenetica e sceglierne la cura

E' auspicabile che in avvenire gli algologi nascano tali e si sentano tali e non più anestesisti, neurologi o neurochirurghi dediti all'algologia; è su questi concetti che si deliniea il profilo dell'algologo, ovvero lo specialista che sulla base della conoscenza della fisiopatologia e della semeiotica del dolore è in grado di porre la diagnosi patogenetica del dolore e di decidere il trattamento adeguato che può essere di competenza sua come di altri specialisti. 

Posto che quel che definisce l'algologo è la competenza diagnostica, sul piano terapeutico ogni algologo deve dedicarsi ad un settore (farmacologico, comportamentale o chirurgico) a seconda della personale attitudine e specifica preparazione in paritetico scambio di competenze con altri per eseguire le terapie che esulano dalla sua routine. Va superata la tendenza del medico ad "attaccarsi tenacemente al suo paziente e sperimentare tutti i metodi terapeutici con i quali ha familirità, anche quando le probabilità di successo sono inadeguate".

Purtroppo finchè gli algologi eseguiranno l'algologia come attività collaterale di una discplina che prevede altri compiti totalmente differenti, la maggior parte della pratica clinica algologica rimarrà compito di ogni medico che nell'ambito della propria specialità incontra pazienti con dolore. In queste condizioni, i pazienti continueranno ad essere senza diagnosi algologica. L'importanza sociale ed umanitaria del gran numero di pazienti con dolore persistente o cronico mertita l'attenzione della classe medica specializzata affinchè i malati non siano considerati incurabili o inadeguatamente trattati da improvvisati terapisti del dolore o da specialisti che, pur preparati nella loro disciplina, non sono algologi. 

"La chirurgia percutane del dolore"
G. Orlandini
Antonio Delfino Editore
2011

J.J. Bonica [1990] affermò che il dolore cronico è "uno dei problemi sanitari e sociali più grave e pressante perchè affligge annualmente milioni di individui ed il sollievo è insufficiente per molti pazieni". Egli calcolò che per questa causa negli USA nel 1986 furono persi oltre 400.000.000 di giornate lavorative con un costo comprensivo dell'assistenza sanitaria, degli indennizzi e dei compensi legali di 79.000.000.000 di dollari. 

"The Management of Pain"
J.J. Bonica
1990

Sindrome delle Faccette Articolari



Introduzione
Questa sindrome consiste nel deterioramento delle faccette articolari (o articolazioni zigo-apofisarie).
Ogni vertebra è collegata a quella sopra e quella sotto attraverso le "faccette aricolari". Queste sono delle piccole articolazioni che si trovano lateralmente alle vertebre e hanno il compito di stabilizzare la colonna vertebrale e limitare i movimenti eccessivi.


Danno articolare
La “sindrome faccettaria” occorre quando le articolazioni vengono sforzate e danneggiate. Il danno può essere dovuto al graduale e quotidiano logoramento ma anche a traumatismi della schiena e del collo, e avviene dopo la degenerazione di un disco intervertebrale.
La cartilagine che tappezza le faccette articolari viene progressivamente distrutta. Le articolazioni diventano dolenti e rigide. Le ossa delle due vertebre si sfregano e questo può portare alla formazione di escrescenze di osso sul bordo delle articolazioni (chiamate “osteofiti”).

OZONOTERAPIA INTRADISCALE




L’Ozonoterapia intradiscale prevede la somministrazione di una miscela di Ossigeno-Ozono all’interno del disco intervertebrale. E’ nota anche come Ozonolisi intradiscale. Il posizionamento dell’ago può avvenire sia con guida TAC che attraverso l’uso di un amplificatore di brillanza.
 

L’Ozonoterapia intradiscale richiede una semplice anestesia locale ed è pressochè indolore.
Rappresenta la tecnica di Ozonoterapia più vicina al concetto chirurgico di risoluzione del problema ernia discale. Si pone infatti come obbiettivo di decomprimere il disco riducendone il volume, non solo dirisolvere l’infiammazione delle radici nervose.

La tecnica ha attualmente una letteratura scientifica solidissima, con più di 20000 casi pubblicati negli ultimi 15 anni. L’indicazione principale è rappresentata da

INFILTRAZIONI INTRAFORAMINALI TAC/RX GUIDATE


Il trattamento con miscela di Ossigeno-Ozono in sede intraforaminale prevede l’uso di un Amplificatore di brillanza o della TAC per il preciso posizionamento dell’estremità dell’ago nel punto di uscita del nervo  infiammato dal canale spinale. Il trattamento è eseguito dopo un’accurata disinfezione della cute, seguita da un’anestesia locale con ghiaccio spray. Raramente risulta dolorosa per il paziente che, dopo circa 15-20 minuti, può ritornare al suo domicilio.
Questa tecnica rappresenta l’evoluzione ed il perfezionamento delle classiche somministrazioni paravertebrali. L’Ozono arriva esattamente sulle radici nervose sofferenti a causa dell’ernia o della protrusione. L’uso delle apparecchiature radiologiche permette di verificare in continuo l’accuratezza della metodica.

Infiltrazioni epidurali e peridurali

Infiltrazioni epidurali e peridurali

Le infiltrazioni epidurali (o peridurali) di cortisone sono una terapia utilizzata per molti tipi lombalgia e per il dolore alle gambe causato dall’infiammazione del nervo sciatico o dall’ernia del disco.

L’obiettivo dell’iniezione è alleviare il dolore, a volte alcune infiltrazioni sono sufficienti per alleviare il dolore.
Tuttavia questa cura si dovrebbe effettuare in combinazione con un programma di riabilitazione globale per avere dei benefici a lungo termine e per agire sulla causa del mal di schiena.
La maggior parte dei medici sono d’accordo che, mentre gli effetti dell’iniezione sono generalmente temporanei, possono ridurre i sintomi per un periodo che va da una settimana fino a un anno.
Le infiltrazioni epidurali possono essere molto utili per un paziente durante un episodio acuto di dolore alla schiena o alle gambe. Inoltre, un‘iniezione di cortisone può dare sufficiente sollievo dal dolore per consentire al paziente di progredire con un programma di stretching ed esercizi riabilitativi. Se l’iniezione iniziale è efficace per un paziente, si possono fare fino a tre infiltrazioni all’anno.
Oltre alla parte inferiore della schiena (regione lombare), le iniezioni epidurali di cortisone si effettuano per alleviare il dolore cervicale (nella regione del collo) e toracico (dorsale).

Efficacia delle iniezioni epidurali

Ricovero Terapia del Dolore Palermo


Per i Pazienti fuori sede o per i casi più complessi, come per pazienti non deambulanti e che quindi non possono recarsi in ambulatorio, è possibile essere alloggiati presso struttura sita in Via Generale Arimondi 1/Z;

la suddetta struttura è una Comunità Alloggio per Anziani regolarmente autorizzata dall'asp di Palermo ed iscritta all'albo comunale

Il Dott. Sbacchi è il Direttore Sanitario.

presso questa struttura il Paziente potrà essere ospitato in ambiente familiare e confortevole, essere assistito con sistemazione alberghiera e, potrà inoltre, essere sottoposto a terapia del dolore secondo le indicazioni


CASO CLINICO - Guarigione Ulcere - Piaghe - Ferita Chirurgica - Piaga Diabetica - Piaga da decubito


L’OZONOTERAPIA e’ un validissimo e potente aiuto in tutte le condizioni nelle quali si verifica una condizione di sofferenza/lesione della cute e dei tessuti sottocutanei:


- Ulcere/Piaghe causate da Arteriopatie di vario grado
Ulcere/Piaghe causate da deficit del Distretto Venoso e Linfatico
Ulcere/Piaghe causate da Ferite
Ulcere/Piaghe causate da Vasculopatia Diabetica
Ulcere/Piaghe causate da Neuropatia Vascolare
Ulcere/Piaghe causate da Interventi Chirurgici e/o Traumi compresi trapianti di tessuti
Ulcere/Piaghe causate da Decubito in pazienti immobilizzati a letto o in sedia
  

Applicazioni:

- Grande Autoemotrasfusione - GAET o insufflazione rettale (questa e’ addirittura piu’ efficace se effettuata tutti i giorni per 2 settimane con 100cc di O2-O3 con O3 a 30mcgr/ml). Il sangue venoso viene riossigenato. L'elasticità della parete del globulo rosso aumenta ed aumenta anche la sua capacità a legare l'ossigeno ed a distribuirlo ai tessuti. Il globulo rosso, più elastico e più ricco di ossigeno, può arrivare meglio nei capillari più piccoli, portando ossigeno in territori carenti o non più ossigenati direttamente. Questo determina un potente stimolo alla formazione di nuovi vasi sanguigni, condizione indispensabile per l’apporto delle sostanze utili per quel tessuto (per esempio i nuovi piccoli vasi presenti nell’osso potranno portare nuovamente il Calcio e le sostanze necessarie per ricostruire l’osso osteoporotico). 
Si liberano molecole importanti nel sangue (interleuchine, citochine, interferone, ecc.), che danno una potentissima spinta al sistema immunitario, con conseguente sua regolazione e massima utilizzazione.


Effetto Camera Iperbarica: Si pone l’arto inumidito in un sacchetto di plastica in cui viene tolta l’aria ed immesso ozono a concentrazione elevate le prime volte poi bassa nelle sedute successive. Creando un ambiente perilesione con alta concentrazione di O3 gli effetti sono molteplici: Si crea una ossigenazione diretta dei tessuti dove la cute non è integra; si mantiene sterile la ferita creando iperossia evitando le gravissime infezioni che spesso sono la causa della mancata guarigione.


Di seguito un Caso Clinico trattato presso il nostro 'ambulatorio:
Paziente: Uomo, 60 anni, sottoposto ad intervento chirurgico alla coscia destra con asportazione del vasto laterale e parte del quadricipite femorale con innesto cutaneo prelevato dalla coscia sinistra.

SEGUONO IMMAGINI DELLA FERITA CHE POTREBBERO NON RISULTARE GRADEVOLI ALLA VISTA DA PARTE DI PERSONALE NON SANITARIO 

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Cos'è l'ozono

E' un gas; è composto da molecole di ossigeno che vengono "elettrificate" attraverso il passaggio in apposite apparecchiature medicali. Da tre molecole di ossigeno se ne formano due di ozono e mentre l'ossigeno ha la formula chimica O2, l'ozono ha la formula chimica O3. Per questa ragione è una molecola molto instabile e la sua efficacia terapeutica dev'essere garantita da un'immediata inoculazione rispetto al prelievo dall'apparecchiatura. L'ozono ha un odore caratteristico, a differenza dell'ossigeno che non ne ha alcuno; ed è, rispetto a quest'ultimo, irritante e dannoso per le vie respiratorie e gli occhi. Per questo motivo si deve porre attenzione a non disperderne nell'ambiente, anche se ciò è molto improbabile; infatti, nel caso si prelevi con siringa dall'apparecchio, l'erogazione avviene solo premendo questa sull'apposito valvolino a tenuta. Una fuoriuscita accidentale può accadere se non si fa attenzione alla pressione di erogazione, trattenendo lo stantuffo della siringa, che potrebbe altrimenti essere spinto verso l'alto ed espellere il gas nell'aria circostante. Per quanto concerne l'erogazione di ozono su lesioni ulcerose cutanee attraverso sacchetti a tenuta, la dispersione è evitata dall'azionare appositi sistemi di aspirazione dell'ozono nello stesso apparecchio che lo eroga, prima di rimuovere il sacchetto. La CEE ha stabilito che la concentrazione "tossica" di ozono nell'ambiente è di 0,3 milligrammi per metro cubo. La percezione olfattiva dell'ozono avviene a concentrazioni di molto inferiori a questa (0,02 mg/m3) e perfino una perdita accidentale di piccole quantità di gas è del tutto innocua e non deve assolutamente allarmare.
L'ozono, così come l'ossigeno, viene rapidamente diffuso nel sangue, che ne è avido, ed assorbito; e proprio per questo motivo, è impossibile il verificarsi di embolie.




Le leggende metropolitane.

OZONO E ANCA (Coxartrosi e Coxalgia) Caso Clinico

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OZONO E ANCA
Coxartrosi e Coxalgia



 L’artrosi dell’anca è una malattia degenerativa dell’articolazione dell’anca ed è caratterizzata da una progressiva erosione della cartilagine che riveste la testa del femore e l’acetabolo che l’accoglie.

Cause
Non esiste una vera e propria causa ma sono molteplici i fattori che favoriscono l’insorgenza di questa patologia:
- Età: nelle persone giovani e sane è pressoché inesistente.
- Caratteristiche dell’articolazione: la grande mobilità dell’anca la rende più esposta all’usura e il carico corporeo ne aumenta la compressione tra le ossa.
- Ereditarietà: i pazienti che soffrono di artrite hanno almeno un genitore con lo stesso disturbo.
- Obesità, in quanto provoca una maggior pressione sulle articolazioni. Le donne tra i 50 e i 60 anni con l’artrosi dell’anca sono generalmente obese.
- Attività fisiche intense o lavori manuali pesanti, in quanto sovraccaricano l’articolazione e ne causano un’usura precoce.
- Malformazioni anatomiche come il ginocchio valgo, possono provocare una scorretta distribuzione del carico ed una maggior pressione in alcune zone rispetto ad altre.
- Calo degli estrogeni: le donne in menopausa sviluppano più facilmente la coxartrosi.
- Forti traumi che causano fratture articolari con conseguente periodo di immobilità possono provocare un ridotto apporto di nutrimento alla cartilagine e un aumento della rigidità.

Sintomi

Ulcere e Piaghe Diabetiche

Ulcere e Piaghe Diabetiche




L'ulcera è un epifenomeno di varie patologie (diabete, lesioni ateromasiche, traumi, decubito, insufficienza venosa cronica) con insufficiente apporto ematico periferico.
L'ulcera è una lesione esposta e, in quanto tale, infetta. Il binomio infezione-ipossia non permette la guarigione.
La pO2 a livello delle lesioni è di 5-10 mmHg, incompatibile con la vita cellulare, con la neo formazione vascolare, con la proliferazione leucocicaria (fagocitosi), per cui si sviluppa infezione.
A questo punto intervengono i leucociti che però proliferano a tensioni locali di ossigeno superiori ai 30-40 mmHg.
Si conclude che la tensione di ossigeno è la "conditio sine qua non" al biochimismo cellulare e quindi alle normali funzioni tessutali.

La cicatrizzazione è possibile in quanto il collageno, che è una proteina di tipo connettivale, può sintetizzarsi a partire dai fibroblasti.

Artrosi della colonna vertebrale - Sacroileite - Sindrome delle Faccette Articolari


- Artrosi della colonna vertebrale -

- Sacroileite -
- Sindrome delle Faccette Articolari -



    Artrosi della colonna vertebrale

    La colonna vertebrale è l’asse portante del corpo, si estende dal cranio alla pelvi e rappresenta l’asse fondamentale del tronco. È costituita dalle vertebre, ossa corte ed irregolari, disposte in serie l’una sopra l’altra articolate fra loro, che formano una lunga asta flessibile. Nella cavità centrale della colonna vertebrale trova protezione il midollo spinale e le radici dei nervi sensitivi e motori. Le faccette articolari connettono le vertebre fra di loro e sono dotate di una ricca innervazione. Tra le singole vertebre vi sono i dischi di fibrocartilagine che agiscono come ammortizzatori e che minimizzano l’impatto delle forze statiche e dinamiche a cui è continuamente sottoposta la colonna vertebrale.