Dott Emanuele Sbacchi Anestesia Rianimazione e TdDolore
Emanuele Sbacchi - Terapia del Dolore - Ozonoterapia
Patologia e Infiltrazioni ecoguidate della Caviglia
Introduzione
La caviglia rappresenta la sezione della gamba posta immediatamente al di sopra del piede; comprende l’articolazione tibio-tarsica (di tipo a troclea o ginglimo) tra le estremità distali di tibia e fibula (o perone), superiormente, e dell’astragalo (o talo) del piede (articolazione talocrurale), inferiormente. L’articolazione della caviglia è responsabile della flessione sul dorso e della flessione plantare del piede mentre non permette la rotazione.
L’articolazione
Il malleolo laterale della fibula e quello mediale della tibia, insieme alla superficie caudale della tibia, si articolano con le tre faccette dell’astragalo. Tali superfici sono ricoperte da cartilagine. Nel complesso l’articolazione si chiama tibio-peroneo-astragalica o tibio-tarsica. Inoltre vi è la capsula articolare, manicotto di tessuto connettivo denso, che si inserisce tra i segmenti ossei in connessione rivestendo completamente l’articolazione; all’interno è contenuta la membrana sinoviale, che secerne li liquido sinoviale, la cui natura viscoelastica facilita lo scorrimento tra le due superfici a contatto e garantisce la protezione articolare dagli stress meccanici.
I legamenti
L’articolazione talocrurale è rinforzata dal legamento deltoideo (o mediale) di forma triangolare, e da tre legamenti laterali: il legamento fibuloastragaleo anteriore, quello posteriore e il fibulocalcaneale.
Il legamento deltoideo sorregge il lato mediale dell’articolazione, trae origine dal malleolo mediale della tibia e si espande in quattro fasci (due anteriori, uno mediale e uno posteriore) che si inseriscono in quattro punti differenti:
– il legamento tibionavicolare (posto anteriormente) si inserisce sullo scafoide
– il legamento tibioastragaleo anteriore (posto anteriormente) si inserisce sul collo dell’astragalo;
– il legamento tibiocalcaneale (posto medialmente) si inserisce sul sustentaculum tali del calcagno;
– il legamento tibioastragaleo posteriore si inserisce sulla faccia mediale dell’astragalo.
I legamenti ventrale e fibuloastragalei anteriore e posteriore rinforzano la parte laterale dell’articolazione talocrurale, dal malleolo laterale della fibula alle estremità dorsale dell’astragalo. Il legamento fibulocalcaneale si distacca dal malleolo laterale e si inserisce sulla superficie laterale del calcagno.
Terapia
Trapani Palermo Gela: Trattamento Ernia del Disco Cervicale 2 Livelli - Discectomia Percutanea Laser
Paziente: anni 36 donna
SINTOMI: Dal 2010 affetta CERVICOBRACHIALGIA con irradiazione spalla/braccio/mano BILATERALE
oltre a dolore: sensazione di CALORE e "SCOSSE ELETTRICHE"
RISONANZA MAGNETICA NUCLEARE:
- Ernia del disco C4 - C5 con severo impegno foraminale bilaterale prevalente destro
- Ernia del disco C5 - C6 con paramediana destra che cancella lo spazio peridurale
- Ernia del disco C6 - D1 severo bulging discale
Trattamento: Discectomia Percutanea Laser bilivello C4 - C5 e C5 - C6
Casa di Cura Villa dei Gerani - Erice Casa Santa - Trapani
Trattamento Ernia del disco L5 S1: Discectomia Percutanea Laser
Paziente: anni 28 donna
Dal 2001 episodi di lombosciatalgia; da circa un anno severa lombalgia e sciatalgia con irradiazione al piede destro
Diagnosi: Ernia del disco L5 S1 mediana - paramediana destra
Trattamento: Discectomia Percutanea Laser
Casa di Cura Villa dei Gerani - Erice Casa Santa - Trapani


La Discectomia Percutanea Laser (PLDD - Percutaneous Laser Disc
Decompression) è una procedura chirurgica utilizzata per la cura dell'ernia del
disco
Terapia del Dolore Vertebrale a Trapani
- Terapie ambulatoriali infiltrative e ozonoterapia ecoguidate per patologie dolorose colonna vertebrale e grandi articolazioni
- Ricovero in regime di convenzione con il SSN per intervento di discectomia percutanea laser per ernia del disco cervicale o lombare
- Ricovero in regime di convenzione con il SSN per intervento di peridurolisi per lombosciatalgia e cervicobrachialgia
- In regime privato Ozonoterapia Transformainale TAC - RX Guidata per trattamento ernie discali espulse
- In regime privato Radio Frequenze Spalla Ginocchio Anca per pazienti con dolore alle grandi articolazioni ma non operabili o già sottoposte ad intervento chirurgico
tags terapia del dolore vertebrale ozonoterapia ernia del disco ernia espulsa lombalgia sciatalgia cervicale cervicalgia cervicobrachialgia ozono transforaminale trapani marsala mazzara del vallo castelvetrano calatafimi
Cervicalgia e Cefalea da faccette articolari infiammate: infiltrazioni ecoguidate e radiofrequenza
CAUSE DI CERVICALGIA
Le principali cause di cervicalgia che persiste nel tempo sono:
1) Sindrome delle faccette articolari cervicali. Le faccette articolari o articolazioni zigoapofisarie sono delle strutture di contatto tra una vertebra e l'altra. Questa causa sebbene sia abbastanza comune è talvolta trascurata perché non rilevata alla visita del paziente.
2) Malattia del disco intervertebrale cervicale con il cosiddetto dolore “discogenico”
3) La protrusione o l'ernia del disco che irrita o comprime una radice nervosa cervicale (di solito al di sotto della 4° vertebra cervicale). Il paziente sente dolore o fastidio cervicale con irradiazione all'arto superiore (parestesie/disestesie).
4) Patologia dei legamenti longitudinali anteriori e posteriori nell'ambito della sindrome da instabilità vertebrale
5) Patologia dei muscoli, con la frequentissima sindrome dei trigger points miofasciali
Le cause in percentuale del dolore cervicale sono:
- 23% Sindrome delle faccette articolari cervicali
- 20% Dolore deriva dal disco
- 41% Dolore da entrambe le sedi
- 17% Dolore da altre sedi
LA SINDROME DELLE FACCETTE CERVICALI SUPERIORI E INFERIORI
I paziente con dolore cervicale si dividono in tre gruppi:
1) Pazienti con dolore della parte più alta con dolore che si irradia alla testa (con la cosiddetta cefalea cervicogenica o nevralgia occipitale)
2) Pazienti con dolore della parte cervicale bassa con irradiazione alla zona del trapezio e scapolare.
3) Pazienti con i due quadri clinici associati
Queste sindromi possono esordire in seguito ad un trauma con colpo di frusta.
La cervicalgia spesso è accompagnata da fenomeni accessori come le vertigini. Il territorio di distribuzione del dolore che deriva dalle faccette articolari cervicali è visibile nella figura.
Le faccette possono essere visualizzate da una radiografia, da una TAC o da una risonanza magnetica cervicale.
TRATTAMENTO
L'Algologia e l'Algologo
L'algologo non è il terapista del dolore e il suo compito primario non è quelllo di eseguire la terapia del dolore ma porne la diagnosi patogenetica e sceglierne la cura.
E' auspicabile che in avvenire gli algologi nascano tali e si sentano tali e non più anestesisti, neurologi o neurochirurghi dediti all'algologia; è su questi concetti che si deliniea il profilo dell'algologo, ovvero lo specialista che sulla base della conoscenza della fisiopatologia e della semeiotica del dolore è in grado di porre la diagnosi patogenetica del dolore e di decidere il trattamento adeguato che può essere di competenza sua come di altri specialisti.
Posto che quel che definisce l'algologo è la competenza diagnostica, sul piano terapeutico ogni algologo deve dedicarsi ad un settore (farmacologico, comportamentale o chirurgico) a seconda della personale attitudine e specifica preparazione in paritetico scambio di competenze con altri per eseguire le terapie che esulano dalla sua routine. Va superata la tendenza del medico ad "attaccarsi tenacemente al suo paziente e sperimentare tutti i metodi terapeutici con i quali ha familirità, anche quando le probabilità di successo sono inadeguate".
Purtroppo finchè gli algologi eseguiranno l'algologia come attività collaterale di una discplina che prevede altri compiti totalmente differenti, la maggior parte della pratica clinica algologica rimarrà compito di ogni medico che nell'ambito della propria specialità incontra pazienti con dolore. In queste condizioni, i pazienti continueranno ad essere senza diagnosi algologica. L'importanza sociale ed umanitaria del gran numero di pazienti con dolore persistente o cronico mertita l'attenzione della classe medica specializzata affinchè i malati non siano considerati incurabili o inadeguatamente trattati da improvvisati terapisti del dolore o da specialisti che, pur preparati nella loro disciplina, non sono algologi.
"La chirurgia percutane del dolore
G. Orlandini
Antonio Delfino Editore
2011
G. Orlandini
Antonio Delfino Editore
2011
J.J. Bonica [1990] affermò che il dolore cronico è "uno dei problemi sanitari e sociali più grave e pressante perchè affligge annualmente milioni di individui ed il sollievo è insufficiente per molti pazieni". Egli calcolò che per questa causa negli USA nel 1986 furono persi oltre 400.000.000 di giornate lavorative con un costo comprensivo dell'assistenza sanitaria, degli indennizzi e dei compensi legali di 79.000.000.000 di dollari.
The Managemente of Pain
J.J. Bonica
1990
J.J. Bonica
1990
La SACROILEITE e quel CHIODO alla natica quando CI SI ALZA IN PIEDI ...
INFIAMMAZIONE ARTICOLAZIONE SACROILIACA
-
SACROILEITE
La Sacroileite è un'infiammazione di una o di entrambe le articolazioni sacro-iliache, che collegano il sacro alle ali iliache del bacino; sono fra le articolazioni maggiormente sottoposte a stress in quanto “scaricano” il peso della parte superiore del nostro corpo sugli arti inferiori collegando la colonna vertebrale e del bacino; colpisce prevalentemente le donne.
Sintomi:
E’ frequente che oltre al dolore nella zona corrispondente all’articolazione sacroiliaca siano presenti zone di dolore riferito in sedi più o meno distanti (dolore regione gluteo, inguine, lombare, coscia anteriore e posteriore, gamba) motivo per cui spesso la diagnosi differenziale con altre patologie che causano dolore può risultare assai difficile (sciatalgia, lombalgia da discopatia, sindrome delle faccette articolari, sindrome del muscolo piriforme, ecc).
Il paziente riferisce dolore nella regione glutea (mono o bilaterale), appena lateralmente la linea mediana, caratteristicamente riferisce sensazione di “chiodo” nella regione, spesso la sensazione di dolore riguarda una zona più vasta (per il fenomeno dell’amplificazione dei campi recettoriali e spinale) ovvero coscia posteriore e lombare.
Il paziente riferisce lieve miglioramento quando in scarico (disteso) ma tipicamente il dolore si presenta quando tenta di cambiare posizione a letto, peggiora quando dalla posizione seduta passa alla posizione in piede; risulta difficile stare in piedi per lungo tempo, sostenere il peso corporeo più su una gamba rispetto all’altra, salire le scale.
La gravidanza, a seguito dell’espansione dell’osso pelvico per prepararsi al parto può infiammare la zona intorno alle articolazioni sacro-iliache.
La diagnosi si effettua con delle manovre di stress per evocare il dolore, esami radiologici ed eventuali test ematochimici in caso si sospetti artrite reumatoide o altra patologia sistemica:
AIFA: Nota Informativa Importante su Diclofenac
L'Agenzia Italiana del Farmaco rende disponibili nuove e importanti informazioni sulle modalità di utilizzo dei medicinali contenenti diclofenac ad uso orale senza obbligo di ricetta.
Tali importanti informazioni di sicurezza fanno seguito alle conclusioni della Commissione Europea del 25 Settembre 2013 sul rischio cardiovascolare associato alla somministrazione di diclofenac.
Nello specifico, sebbene i dati indichino un effetto dose-dipendente sul rischio trombotico associato all’uso di diclofenac, in particolare a dosi elevate, è difficile stabilire una chiara dose limite oltre la quale i rischi aumentano in modo significativo.
Alcuni studi riportano un’associazione anche a dosi più basse. Sulla base dei dati finora disponibili, il Comitato di Valutazione dei Rischi per la Farmacovigilanza (PRAC) dell’EMA ha concluso che non è possibile escludere il rischio trombotico cardiovascolare, tra tutte le dosi di diclofenac, soprattutto nei pazienti con co-morbilità preesistenti.
Gli Operatori sanitari sono invitati ad informare i pazienti sulle nuove limitazioni d’uso che devono essere immediatamente attuate per i medicinali contenenti diclofenac ad uso orale senza obbligo di ricetta al fine di minimizzarne il rischio.
Le indicazioni prevedono di
non utilizzare il farmaco per curare l’influenza e gli stati febbrili
non usarlo nei bambini al di sotto dei 14 anni
non superare la dose massima giornaliera di 75 mg
non superare i 3 giorni di terapia.
Inoltre, i pazienti devono essere sensibilizzati sull’importanza dell’appropriatezza di utilizzo di tali medicinali e sugli eventuali rischi cardiovascolari e gastrointestinali ad essi associati.
Per maggiori informazioni leggi la Nota informativa Importante
fonte aifa http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/aifa-nota-informativa-importante-su-diclofenac#.VdL__7nJk_w.facebook
Pet Therapy: definite le linee guida
cane è il miglior amico dell’uomo e forse anche il suo miglior terapeuta
Insieme a lui a dare più che un aiuto nei percorsi di guarigione di adulti e bambini ci sono anche gatti, cavalli, asini e conigli. È la Pet Therapy ed è molto di più che un piccolo sostegno a quattro zampe, è un processo di cura vero e proprio. Per questo arrivano le Linee Guida nazionali sugli interventi assistiti con gli animali (Iaa), Pet Therapy, per standardizzarne i protocolli e stabilire norme a tutela di animali e operatori.
Presentate all’Expo 2015 in occasione del convegno organizzato da Rete Italiana Iaa in collaborazione con il Ministero della Salute, Coldiretti e Codacons, nelle linee guida si definiscono le caratteristiche delle strutture dove la Pet Therapy può essere praticata, oltre ai requisiti sanitari e comportamentali degli animali, che devono essere sottoposti ad uno specifico percorso di addestramento che non deve ovviamente prevedere alcun metodo coercitivo, tutelando sempre il benessere degli animali stessi anche ”attraverso il rilievo di indicatori dello stress”.
Vengono poi indicati nel dettaglio i percorsi formativi per gli operatori, come veterinari e sanitari in equipe multidisciplinari: la formazione è erogata dal Centro di referenza nazionale per gli Iaa, dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e dagli Enti accreditati. ”Con l’approvazione da parte della Conferenza Stato Regioni, lo scorso marzo, delle Linee Guida sugli interventi assistiti con gli animali – afferma il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo – l’Italia pone una pietra miliare e si contraddistingue quale primo Paese al mondo ad avere stabilito una norma di riferimento nel contesto della mediazione uomo-animale”.
“Gli animali domestici – prosegue – possono svolgere un importante ruolo di mediatori nei processi terapeutico-riabilitativi ed educativi e il loro coinvolgimento, in ambito terapeutico, avrà sempre una maggiore diffusione uscendo dall’empirismo iniziale e seguendo sempre più un approccio scientifico”. Infatti, ”nonostante in Italia sia ancora esiguo il numero di pubblicazioni scientifiche sull’efficacia terapeutica degli interventi con gli animali, i risultati di vari progetti condotti con il Centro di referenza e con l’Iss ed i successi ottenuti in Centri di eccellenza, come l’Ospedale Meyer di Firenze e l’Ospedale Niguarda di Milano – conclude De Filippo – sono estremamente incoraggianti”.
fonte: http://www.popsci.it/pet-therapy-definite-le-linee-guida.html
Cannabis: da droghe leggere danni pesanti
Il punto, secondo Tirelli, è che ”nella nostra società si
è andata sempre più evidenziando una sorta di accettazione, quasi
ineluttabile, delle droghe in generale, basti pensare a quello che
è successo nello sport e all’uso degli anabolizzanti. Ma se esiste il fumo
di sigaretta e se esiste l’abuso dell’alcool, non e’ possibile accettare il
principio che per non fare delle differenze devono essere approvate anche la
marijuana e le altre droghe cosiddette leggere”.
Insomma, conclude l’oncologo, ”bisogna combattere contro ogni
tipo di droga ed è senz’altro consigliabile che almeno i medici si
oppongano decisamente all’utilizzo delle droghe leggere da parte di chicchessia
e che i politici facciano in modo, con leggi adeguate, non di legalizzare le
droghe come vorrebbero fare oggi, ma di combattere il fenomeno senza fare
inutili distinzioni tra quello che viene considerato leggero o pesante. E’
soltanto dannoso”.
Fonte:
http://www.popsci.it/cannabis-da-droghe-leggere-danni-pesanti.html
Dolore nei bambini? Lo misura l’algoritmo
Il
dolore nei bambini è spesso difficile da quantificare, ma in aiuto
dei medici può essere usato l’algoritmo che permette ai computer di riconoscere
i volti opportunamente modificato. Lo ha dimostrato uno studio della San Diego
School of Medicine pubblicato dalla rivista Pediatrics, secondo cui il
programma è in grado di dare una stima uguale a quella fatta dai genitori
e migliore di quella degli infermieri. Lo studio si basa su 50 bambini e
ragazzi tra i 5 e i 18 anni che si erano sottoposti ad appendicectomia in un
ospedale di San Diego.
I ricercatori hanno filmato i
partecipanti in tre differenti visite post intervento, a 24 e 48 ore e a due
settimane, raccogliendo anche la stima del dolore provato dei pazienti, dei
genitori e di un infermiere. Il software, che si basa su 46 movimenti possibili
del volto, ha eseguito una stima del dolore provato su una scala da 1 a 10, che
poi è stata confrontata con le altre. “Di solito i genitori sono più
accurati dei medici nello stimare il dolore dei propri bambini – spiegano gli
autori – ma non sono sempre presenti. Il programma si è dimostrato bravo
quanto i genitori nel dare un voto al dolore, e migliore rispetto al personale
sanitario”.
---------> scarica pdf
Fonte: http://www.popsci.it/canali-medicina/dolore/dolere-nei-bambini-lo-misura-lalgoritmo.html
Emicrania: prescrizioni inappropriate di oppiacei e barbiturici
Secondo
Mina Minen della New York University,
autrice dello studio, questi risultati sono sorprendenti in quanto le attuali
linee guida indicano che questi farmaci non siano raccomandati come trattamento
di prima linea per le cefalee primarie, ma essi sono ancora usati da un
sostanziale numero di pazienti. Diverse società specialistiche hanno editato
raccomandazioni che sconsigliano l’uso indiscriminato di oppiacei o barbiturici
per il trattamento dell’emicrania, consigliando invece i triptani come
trattamento di prima linea per le emicranie moderate-gravi ed i FANS per
cefalee più lievi. Altrettanto sorprendente è stata la durata per cui molti
pazienti hanno ricevuto oppiacei o barbiturici, dato che un quarto di essi ha
riportato di averli assunti per più di 2 anni. Un documento edito dall’American Academy of Neurology ha dichiarato che non sussistono
evidenze sostanziali a supporto dell’impiego a lungo termine degli oppiacei e
che esso comporta gravi rischi di overdose e dipendenza. Secondo alcuni
esperti, peraltro, oppiacei e barbiturici risultano inappropriati per questi
pazienti anche perché essi inducono cefalee ancora più frequenti se assunti in
eccesso. (American Headache Society (AHS) 57th
Annual Scientific Meeting. Abstract PF01, presentato il 19/6/2015)
Fonte: http://www.popsci.it/canali-medicina/dolore/emicrania-prescrizioni-inappropriate-di-oppiacei-e-barbiturici.html
Dolore lombare: responsabilità spesso malposte
tags cervicobrachialgia sintomi coxalgia mal di schiena terapia ozonoterapia ernia disco lombosacrale
protrusione intraforaminale bilaterale ernia lombosacrale cure fibromialgia e ozonoterapia flebolinfedemaI soggetti che soffrono di dolore lombare spesso pensano che uno specifico momento di sforzo estremo abbia scatenato il loro problema, anche se alcuni semplici gesti della vita quotidiana hanno la stessa possibilità di contribuirvi. In una recente ricerca, due terzi dei 999 pazienti interpellati ha incolpato dei propri problemi una specifica esperienza vissuta nel giorno in cui il dolore è insorto. Dato che i fattori scatenanti del dolore lombare possono intervenire giorni o anche settimane prima dell’insorgenza improvvisa del problema, è probabile che molti pazienti ne attribuiscano erroneamente le origini.
Benchè il dolore lombare acuto tenda ad essere caratterizzato da una
prognosi positiva e migliori con il tempo, il mancato riconoscimento dei
segnali d’allarme può avere conseguenze negative. Il dolore lombare rappresenta
una delle principali cause di disabilità, interessando un soggetto su 10. Il
rischio di sviluppare questo genere di dolore aumenta con l’età ed esso può
essere trattato mediante farmaci, esercizio, applicazioni di calore o ghiaccio
o talvolta con la chirurgia.
Secondo Patricia Parreira
dell’Università di Sidney, autrice dello studio, la comprensione di cosa possa
aver realmente scatenato un episodio di dolore lombare potrebbe aiutare i pazienti
ad evitare questi fattori in futuro. Secondo il senso comune, sollevare pesi,
posizioni scorrette, attività vigorose e cadute o incidenti potrebbero causare
dolore lombare. Questi scenari fanno parte dell’esperienza di vita quotidiana,
il che rende più semplice stabilire rapporti di causa/effetto. Non deve
sorprendere il fatto che i pazienti tendano a negare che l’origine del dolore
possa trovarsi in elementi come consumo di alcool, sesso, distrazione o
affaticamento, in quanto si tratta di fattori che possono risultare
imbarazzanti, non rientrare nel senso comune o richiedere che il paziente
stesso riconosca una qualche sua forma di responsabilità. (Pain online 2015, pubblicato l’1/6)
Fonte: http://www.popsci.it/canali-medicina/dolore/dolore-lombare-responsabilita-spesso-malposte.html
Cervicobrachialgia (scarica pdf)
tags cervicobrachialgia sintomi coxalgia mal di schiena terapia ozonoterapia ernia disco lombosacrale
protrusione intraforaminale bilaterale ernia lombosacrale cure fibromialgia e ozonoterapia flebolinfedema
La cervicobrachialgia è un dolore al collo e al braccio che può presentarsi in modo improvviso (acuto) o invece svilupparsi in modo progressivo.
La cervicobrachialgia non è altro che “la lombosciatalgia delle braccia”. Si tratta, infatti, di una manifestazione dolorosa del collo e degli arti superiori proprio come la lombosciatalgia lo è della schiena e degli arti inferiori. Rispetto alla colonna lombare, la colonna cervicale è meno soggetta a carichi statici costanti ma è maggiormente sollecitata da sovraccarichi dinamici.
La cervicobrachialgia colpisce tutte le età: nella fascia 20-50 anni sono frequentemente in causa eventi traumatici, nelle fasce d’età successive l’artrosi rappresenta la causa principale.
Quando il dolore interessa solo il braccio si parla di brachialgia (analogo alla sciatica delle gambe), quando invece il dolore interessa solo il collo si parla di cervicalgia (analoga alla lombalgia).
Talvolta, i dolori alle braccia e alle spalle sono lancinanti, corrono lungo l’arto raggiungendo le dita della mano e lasciano una sensazione di formicolio ed addormentamento. Ciò è dovuto all’irritazione delle radici dei nervi che fuoriescono tra la terza vertebra cervicale e la seconda toracica.
Sintomi
La cervicobrachialgia si manifesta con dolore al collo e rigidità della regione cervicale, a volte associata a debolezza dei muscoli del collo. Può presentarsi anche un dolore irradiato alla spalla o alla scapola o semplicemente riferito alla scapola. Più frequentemente il dolore si irradia lungo le radici nervose con caratteristiche diverse per ogni radice interessata.
Il dolore può interessare l’intero braccio o una sua parte, a seconda della localizzazione della pressione; può essere sordo o lancinante, che aumenta con alcuni movimenti del collo e può essere presente anche in condizione di riposo a letto, ove l’unico sollievo è porre una mano sotto la testa.
Le braccia e le mani possono presentarsi deboli, indolenzite o addormentate, tutti sintomi
che sono spesso accompagnati da una sensazione di formicolio.
che sono spesso accompagnati da una sensazione di formicolio.
Il movimento del collo può provocare una sensazione di “scricchiolio” o mal di testa.
Quando sono coinvolte le prime radici nervose cervicali C3-C4 e C4-C5 il dolore e il formicolio saranno tipicamente localizzati alla spalla. Se risultano coinvolte le radici C5-C6 il dolore può irradiarsi al braccio e alle prime tre dita della mano, mentre il coinvolgimento delle radici C6-C7 e C7-C8 può determinare dolore e formicolio al braccio e alle ultime due dita della mano.
Rispetto alla lombosciatalgia, la cervicobrachialgia causa frequentemente nel paziente forte preoccupazione, soprattutto quando i sintomi colpiscono la mano: il paziente teme di non più recuperarne la piena e corretta funzionalità. In questo caso è necessario controllare l’ansia, rassicurando che, come e forse più rispetto al distretto lombare, la patologia è tipicamente ad evoluzione positiva, con completa risoluzione del quadro doloroso.
Fattori di rischio
Il fumo, la scarsa attività fisica e i traumi del collo come il “colpo di frusta” sono spesso alla base delle patologie discali del distretto cervicale.
Cause
Solo una visita medica permette di definire correttamente l’origine del dolore e suggerire approfondimenti diagnostici e opportuni consigli terapeutici.
Cause Frequenti:
Compressioni discali
Ernia discale
Protrusione discale
Cause meno Frequenti:
Compressioni non discali
Osteofiti
Cause degenerative
Artrosi
Stenosi canale vertebrale
Degenerazione interna discale
Fratture
Patologie infettive
Osteoporosi
Artrosi
Spondilosi
Malattie autoimmunitarie
- Spondilite anchilosante
- Sindrome di Reiter
Neoplasie
Ematoma epidurale
Ematoma muscolare
- Muscoli paravertebrali
tags: trattamento cervicale cercicalgia cervicoalgia palermo dolore collo ozono ernia dosco cervicale protrusione disco cervicale
fonte: http://www.terapiaozono.it/wordpress/cervicobrachialgia/
Stop alla denominazione “sedazione” per l'anestesia generale. “A rischio la salute dei pazienti”
quante volte: "ma non è anestesia generale vero?" .. "ma no signora !! che dice !! dormirà solo un pò!!"
“Il solo classificare come ‘sedazione’ una procedura anestesiologica complessa come l’anestesia generale basta ad abbassare, a torto, i livelli minimi di diligenza e prudenza necessari per la sicurezza nei locali non classificati come sale operatorie".
tali prassi si basano sempre più spesso:
- su una distorta applicazione ‘per attrazione’ del falso concetto che ad attività individuate come “a bassa complessità” e/o “a bassa invasività” corrispondano prestazioni anestesiologiche di livello “poco specializzato”, che provoca una deregulation inaccettabile della sicurezza;
- su una distorta classificazione delle prestazioni anestesiologiche richieste per tali procedure, che provoca la tendenza a definirle come “sedazioni”, camuffando con tale termine quelle che invece sono vere e proprie “anestesie generali”.
fonte: http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=29277
Federdolore. Da oggi a sabato il congresso a Roma
“Al dolore non bisogna abituarsi! Per questo, combatterlo con l’ausilio di tecniche innovative, in modo concreto e quindi definitivo, deve essere un obiettivo primario per il servizio sanitario nazionale”. Questa è la sfida che il Presidente di Federdolore-SICD, Francesco Amato, vuole lanciare dal congresso della società scientifica che inizia oggi a Roma, presso lo Sheraton Golf Parco de’ Medici, e si conclude sabato 20 giugno.“Da uno studio effettuato– continua Amato -si evince che il dolore non trattato o mal gestito in termini di ricorso al pronto soccorso, di ricoveri inappropriati, di utilizzo di esami (tc e risonanza magnetica, ad esempio) e di farmaci non efficienti, impatta sulla spesa corrente dal 18% al 23% Da sempre Federdolore è impegnata nel diffondere la cultura della non sofferenza. Un altro tema centrale del congresso è rappresentato dalle nuove tecniche come la discectomia per via endoscopica ed altre tecniche microinvasive per il dolore rachideo. Una sezione speciale sarà riservata ai nuovi farmaci oppioidi”. Per evitare comportamenti inappropriati nella gestione di questi nuovi farmaci, Federdolore ha istituito un apposito registro del buon uso
In occasione della tre giorni congressuale saranno illustrati i risultati relativi all’applicazione della legge 38/2010, alla cui stesura ha collaborato anche Federdolore. Grazie a questa legge, da cinque anni, ogni cittadino vede riconosciuto il suo diritto a difendersi dal dolore.
Fonte: http://www.popsci.it/federdolore-da-oggi-a-sabato-il-congresso-a-roma.html
Dolore cronico, pensiero catastrofico e consapevolezza
La riduzione dello stress basata sulla consapevolezza (MBSR) potrebbe
risultare efficace quanto la terapia cognitivo-comportamentale per calmare i
profili di pensiero catastrofico nei soggetti con dolore lombare cronico.
Secondo Judith Turner dell’Università di Washington, autrice di uno studio su
1.977 pazienti, nel complesso i due approcci hanno portato a risultati sorprendentemente simili e sarebbe corretto concludere che entrambi risultino
notevolmente efficaci rispetto all’assistenza tradizionale.
Precedenti ricerche hanno dimostrato che sia la MBSR che la terapia
cognitivo-comportamentale possono ridurre il dolore cronico, ma quest’ultima
richiede uno psicologo esperto, mentre la MBSR può essere praticata anche da
personale che abbia seguito corsi meno completi. Le due strategie derivano
anche da tradizioni diverse: la MBSR deriva dal buddismo, mentre la terapia
cognitivo-comportamentale deriva dalle scuole di psicologia occidentali,
affondando le sue radici nello stoicismo greco. E’ stato dimostrato che la MBSR
incrementa uno stato di consapevolezza del dolore libero da giudizi e potrebbe
anche incrementare l’accettazione del dolore stesso.
La ricerca sulla terapia
cognitivo-comportamentale aveva, invece, già dimostrato che essa riduce il
catastrofismo, ossia la tendenza ad esagerare le conseguenze del dolore ed a
migliorare l’auto-efficacia, ossia la convinzione che un individuo possa
effettuare un cambiamento positivo. Il presente studio ha dimostrato che questi
costrutti tradizionalmente giudicati molto differenti presentano invece
numerose aree di sovrapposizione. (American
Pain Society (APS) 34th Annual Scientific Meeting. Abstract 481, presentato
il 14/5/2015)
Fonte: http://www.popsci.it/canali-medicina/dolore/dolore-cronico-pensiero-catastrofico-e-consapevolezza.html
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